Vampiro
Nome: Opheliae
Cognome: Klamij
Età: 18 anni (247)
Altezza: 1,75
C. Capelli: Mori
C. Occhi: Blu
Sesso: Femminile


La fantasia ed il mistero
La forza, la determinazione, il coraggio.
L’innocenza perversa, la provocazione, il peccato.
L’incubo di gelide notti, il sogno ad occhi aperti
Così effimera ed evanescente da sembrare quasi fragile... Il ghiaccio è la mia casa, il sangue è la mia vita. Dal mio candido letto di morte risorsi a nuova vita, generata dal ventre della notte. Indubbiamente, un essere dal quale è meglio tenersi a debita distanza. Ai più audaci, la mia mano.



Mortale
Nome: Aric
Cognome: Berthon
Età: 19 anni
Altezza: 1.77 cm
C. Occhi: Rossi
C. Capelli: Mori
Sesso : Maschile


"Disilluso e pieno di fantasia; insofferente e sensibile; annoiato e divertito..dal mondo stesso..
Io sono tutto questo:
La tela,il pittore,i colori e il pennello."

"Are you ready to walk the forbidden road?"



Vampiro
Nome: Adam
Cognome: Vane
Età: 26 anni (300)
Altezza: 1.85 cm
C. Capelli: Mori
C. Occhi: Nocciola
Sesso: Maschile


"La delicatezza di un angelo...e la lascivia di una prostituta.
Sono il desiderio acceccante di ogni essere,compreso me stesso.
Lussuria e gola le mie sorelle,la bellezza la mia sposa e la morte la mia scia.
Nulla vi è superiore a me,nulla che possa resistermi,nulla che io possa temere.. Ho bevuto dal calice di Venere,scorre in me il veleno di Medusa..
Sono l'unico Angelo che si mostra come Dio stesso si è mostrato..
Sono il vampiro delle vostre brame!"



Vampiro
Nome: Rose
Cognome: Duval
Età: 21 anni (608)
Altezza: 1.72 cm
C. capelli: Biondi
C. occhi: Azzurri
Sesso: Femminile


"Donna dal chiaro crine, nella bellezza io vivo poichè le mie iridi azzurre vedon solo ciò che di più bello vi è in questo Mondo, la mia figura, la mia immagine, il mio nome, il mio essere eterno son frutto della perfezione, poichè io son la Dea stessa della bellezza che in eterno vive in un corpo di pura bellezza e perfezione."



Vampiro
Nome: Lilith
Cognome: O'Brein
Età: 21 anni (343)
Altezza: 1.80 cm
C. Occhi: Miele
C. Capelli: Biondi
Sesso : Femminile


""



Demone
Nome: Damien
Cognome: Loki
Età: 23 anni (570)
Altezza: 1,92
C. Capelli: Biondi
C. Occhi: Neri
Sesso: Maschile


Sono l'immagine che vidi riflessa tra fango e sangue così tanti secoli orsono che vorrei averne perso memoria, sono il più bastardo fra gli incroci e presi il peggio fra due razze obsolete.
Affascinante e presuntuoso ho girovagato per il mondo tornando poi nella gelida steppa norvegese, mio luogo natale..



Mortale
Nome: Ethan
Cognome: Morville
Età: 20 anni
Altezza: 1,75
C. Capelli: Biondi
C. Occhi: Grigi
Sesso: Maschile




sabato, 26 luglio 2008

'sera..

Sono un guerriero,sono la passione creata in carne,sono l'unico incubo che, nella sua debolezza,l'uomo desidera avere.Le regole del gioco sono solo mie.

Poter dire cosa sono in sole due parole è difficile...Sono una donna,una vampira,un essere libero che ha vissuto la sua vita tra follia e sregolatezza...

C'è una creatura,però,l'unico essere che scioglie il mio cuore,il mio angelo caduto dal cielo. Una creatura immortale quanto me che potrà crescere e fermarsi quando lo deciderà. un demone. nata dall'amore e dalla passione che lega e legherà per sempre il mio maestro e amante,Mephisto,e me.

La mia storia comincia diverso tempo fa...Nell'irlanda del seicento tra la lotta alle streghe e il coprifuoco per timore dei fantasmi e delle guerre. Io delle guerre sono la'artefice.

Plenilunio e le dita  del re che ,leggere, sulla pelle di una cortigiana ,tracciavano piccoli disegni circolari,un amante.La più bella che avesse visto,io...accompagnatrice molto elegante,furba e istruita più dello stesso re.Una prostituta per i piani alti,ero. Una lesbica come tante,una troia come tante.Quella che decise di andare a letto con una delle cameriere,una giovane e minuta adolescente affascinante dai capelli mascolini che si rivelò la mia chiave per il mondo .

Un vampiro.

"la farfalla nera vola ancora.la farfalla nera vola in sogno."sussurrò .

Di stato in stato,di clima in clima,di letto in letto,di battaglia in battaglia ho vissuto,tirando dietro me uomini e donne ...facendoli miei e poi calpestandoli,distruggendoli completamente nei loro stessi desideri.

Donne, bambini,santi,dannati,demoni,angeli,uomini,sorelle,fratelli...

sono la padrona di qualunque essere decida di avvicinarsi a me...non sono mai stata particolarmente legata a vampiri,lo ammetto.Odio qualunque tipo di malinconia che lega quasi tutte queste creature.Sono libera io,non c'è dolore nella libertà...

c'è sesso,c'è odio,c'è passione,c'è schiavitù o l'essere padroni,c'è la completa scelta della propria strada nella libertà.

Preferisco lasciare al fato e agli eventi la mia conoscenza. Adoro la pragmaticità che mi appartiene,e nella mia presunzione amo anche me stessa.Per stasera non ho altro da dire..Lascio le massime e le lodi al mio essere ad un altro momento.

courtneylove_1"la farfalla nera vola ancora.la farfalla nera vola in sogno."

Sospirato da 7edra
Alle ore 19:02
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lunedì, 21 luglio 2008

Le memorie del sangue...

Mi ricordo il volto disgustato di mio padre,l'impasto di fango e sangue in cui mi dimenavo inerme mentre i miei polmoni assaporavano l'aria per la prima volta, poi le urla, i pianti, la mia genitrice che moriva, il tanfo disgustoso di pelli conciate che coprivano la tenda, le mani di mio padre che mi soffocavano, l'intervento disperato degli anziani timorosi della vendetta di Loki, divinità del male, invidiosa del benessere terreno e divino assicurato al mondo, rappresentava tutto ciò che di malvagio e distorto esisteava.
Crebbi in un piccolo villaggio nomade, un gruppo di 30-40 individui che si nutrivano di caccia e pesca vivendo secondo i ritmi della migrazione.
FamilyCrebbi con l'anziano capo che ogni giorno mi riempiva la testa di storie assurde, del nostro clan diretto discendente degli dei guerrieri, di mia madre che con quei capelli d'oro, mentre passeggiva lungo un ruscello, aveva attirato l'attenzione del perfido Loki che si trasformò in serpente e sedusse la mia giovanissima e ingenua mamma, poi mi raccontò della pazzia e del suicidio di mio padre, e infine degli infiniti aneddoti sul mio padre biologico, delle sue storie perverse,una volta, ad esempio, trasformatosi in un'avvenente giumenta, partorì, dopo una peccaminosa relazione, Sieipnir, il destriero ottipede cavalcato da Odino o ancora l'orchessa Angrbodha, una gigantessa che fu condannata ad essere bruciata viva dalle fiamme purificatrici del rogo, ma quando le fiamme si attenuarono, Loki si avvicinò ai resti carbonizzati e raccolse il cuore ancora pulsante della gigantessa e lo ingoiò, provocando uno strano effetto fecondante, e dopo poco tempo, il ventre di Loki diede alla luce l’enorme serpente Jormumgadr, il lupo Fenrir ed Hel, signora degli inferi.
A 11 anni la mia vera natura demoniaca iniziò a manifestarsi e fui cacciato dal clan dopo aver ucciso involontariamente due miei coetanei durante un'ingenuo gioco.
Per un po di tempo rimasi presso il nord della norvegia venni accolto da un branco di lupi che sembravano molto più umani e comprensivi del mio clan, ero bravo nella caccia, condividevo le mie prede e stavo al mio posto, questo bastava ad essere un buon lupo fin quando a 13 anni la curiosità mi portò a salutare il mio branco e dirigermi verso il sud.
Dopo sei mesi giunsi alle porte di Costantinopoli e mi aggregai a un gruppo di allegri barbari che mi insegnarono a cavalcare a usare la spada e ad uccidere con essa.A_Soldier_by_E_mancipator
Compresi il significato della parola guerra.
Costantinopoli cadde e io non sapevo più che fare in quel luogo, così iniziai a girovagare per il mondo fin quando dimenticai la mia età e compresi che il tempo non mi scalfiva.
Ebbi innumerevoli terre, case, mogli, amanti e cavalli, e altrettanti ne sotterrai.
Annoiato da tutto ciò presi parte a centinaia di guerre, tanti compagni, tanti amici persi prima a causa delle spade, poi dei cannoni e delle baionette,poi dalle pistole e dalle bombe a grappolo, ma la storia non cambiava, loro perivano io restavo.
Adesso vago fra le mie terre natie presso Harstad, rimpiangendo di non essere stato presente al Ragnarök, la caduta degli dei e di non aver potuto chiedere il perchè della mia esistenza al demone che mi creò.

Sospirato da DamienLoki
Alle ore 00:40
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lunedì, 14 luglio 2008

Opheliae

-Sospiro lungo e pesante mentre una mano ondeggia tra i capelli lisci perfettamente curati. Lo sguardo perso nell’oscurità mentre il corpo siede elegantemente su di una panchina della via centrale di Oslo. Una statua dalle fattezze umane perfetta,sublime..Divina.-

Dio, è così snervante dover ogni volta andarmene di casa pur di non ascoltare sempre e solo le stesse cose. Opheliae dovrebbe iniziare a vivere da sola o per lo meno trovare un modo per non fissare tutto il suo essere, la sua esistenza su di me...e forse dovrei anch’io in qualche modo cercare di non trattarla come una sorella o come se fosse mia figlia e lasciarle la possibilità di sbagliare,di bruciarsi, senza rinchiuderla in quella specie di sfera protettiva. God, è un vampiro! Eppure mi domando perché io stesso abbia paura di lasciarla andare così,come se… Mi spaventa perfino dirlo e non capisco il motivo. Desideri carnali mi hanno sempre spinto ad ella,così come mi spingono verso qualsiasi altro essere mortale o immortale. E’ la mia natura questa,no? Io sono un Dio, io amo divertirmi. Lussureggiare e cacciare. Sesso e sangue, non ho mai chiesto niente di meglio. Io solo io,non voglio nessun’altro con me..Compagni..

–piccolo segno di disprezzo che si forma sulle labbra pallide e carnose mente quasi un sorrisetto si forma dopo pochi istanti.-

Che cosa sciocca e tremendamente inutile per un Dio. Eppure lei è riuscita a non essere uccisa,a rimanere incatenata a me, alla mia esistenza. Addirittura a convivere con me sopportando ogni mia sorta di scaramuccia, ogni mio vizio o ogni mia caricatura nei suoi confronti. Una sorta di moglie paziente, una carcerata che nonostante i suoi anni di prigionia siano terminati decide di uccidere nuovamente pur di non abbandonare il suo carceriere. Perché? E perché io lo permetto? Detesto questi pensieri,mi fanno uscire quasi matto. Odio complicarmi così vita quando essa è così facile, bella e scherzosa nei miei confronti.

– Solleva il corpo con disinvoltura iniziando a camminare. Mani in tasca che lasciano uscire fuori i lembi della camicia inamidata. Pantaloni in seta aderenti che lasciano intravedere le morbide forme de suo corpo. Il collo della camicia è sbottonato. Cammina slanciato, con stile. Un perfetto giovane uomo norvegese che si gode il fiore dei suoi anni. Chi potrebbe mai sospettare che egli sia un Dio della morte? Sorride divertito mentre ritorna su quei pensieri.-

La mia mente ha quasi dimenticato quando divenni un vampiro,quasi rimosso le cure di quella Venere sfuggente. Ho dimenticato i mille volti delle mie vittime, ho dimenticato chi ero... Ma non riesco a dimenticare quando la vidi per la prima volta. Prima e unica in cui il suo cuore batteva forte e le sue labbra rosse pulsavano sangue bramoso di morte. Occhi blu cobalto che risplendevano nella notte innevata di quella foresta finlandese. Una ragazzina che rincorreva la sua curiosità. Una bambina persa nella bellezza di uno sconosciuto. Una donna pronta a donarsi in quell’amore appena visto, appena trovato, appena sognato. Il suo odore era qualcosa d’inspiegabile, qualcosa che adoravo e amavo...così come la sua pelle candida e pura. Liscia e morbida di quella freschezza umana, non morsa. Un’esemplare mortale degno della divinazione. Ogni suo sguardo per me era una sfida a prenderla, a farla mia, a strapparla dalla vita che non meritava tutta quella prosperità. Opheliae and AdamPredatore affamato che ascolta i richiami della carne l’abbraccia nella sua morsa ma poi…un bacio, il suo odore...gli occhi. Avevo mia sorella tra le braccia, la mia piccola Lilith dai lunghi capelli setosi che agonizzava morente tra le braccia di un mostro. Non potevo, non riuscivo...così fu lei a bere dalle mie labbra, lei a rinchiudermi in quel legame “creatore” “figlio”.

Ed ora anche Opheliae è un vampiro, ma nonostante sia così differente dalla mortale che era e che mi ricordava tanto mia sorella non riesco a non amarla, a scacciarla e abbandonarla alla SUA vita da immortale. Non riesco a provare odio o disprezzo che mi permettono di allontanarla da me, aspetto solo che sia lei a essere stanca, che sia lei a lasciare me, eppure mi domando se per davvero riuscirò a non fermarla; avrei dovuto ucciderla o semplicemente avrei dovuto ignorare il suo profumo, il suo richiamo. Ma un alcolizzato potrebbe mai non bere una bottiglia di buon wiskey invecchiato e pregiato? La risposta penso sia fin troppo facile. Il dramma di tutto è che io rimano un predatore molto più abile di lei ma molto più sensibile agli istinti. La notte quando le sue labbra cercano disperate e speranzose le mie, sebbene con gesto distante le allontani, indifferente a quegli occhi da cerbiatto color del mare, vorrei tanto poterle stringere e bere da esse. Mi è insopportabile questa idea di non poterla possedere, ma sarebbe come tradire e far del male a Lilith, non riuscirei. Sono un essere crudele, meschino e perfetto e non nascondo di amarmi per questo, ma possiedo ancora un cuore anche se a volte preferirei che me lo strappassero.

-Sospiri lunghi e profondi mentre butta la testa all’indietro guardando il cielo. Continua a camminare velocizzando di tanto in tanto il passo,aspettando solo la prossima preda.-

Ennesimo litigio, mi auguro solo che non prenda troppo male il mio viaggetto improvviso, ma non riesco a sentirla nell’orecchie peggio di una chioccia impazzita. - Sorrisetto divertito nasce sulle labbra.-

E poi la mia bambina è abituata a molto peggio: le servirebbe un vero compagno per un po’ di tempo, giusto quel che serve per allentarla per sempre dal suo carceriere.

- Basso lo sguardo che torna in posizione diritta mentre l’attenzione cada su una bellezza bionda dagli occhi colo dello smeraldo. Soda e splendente cammina leggiadra nella notte ancora intrisa del profumo del sesso, dell’amore, dei ricordi. I sensi eccitati che si svegliano. Lo sguardo che si assottiglia.- Comincia la caccia!

Sospirato da AdamVane
Alle ore 13:46
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giovedì, 26 giugno 2008

Life and Death

 The face of GodLa delicatezza di un angelo...e la lascivia della più oscena delle prostitute...

In pochissime parole mi sono praticamente mostrato a voi,ma ritengo

che una semplice frase,sebbene d'effetto,non possa fino infondo scavare nella figura di un vampiro,immortale o qualsiasi altra cosa esso sia. Credo vivamente

che per potermi presentare a voi ci voglia qualcosa di molto più di una frase,qualcosa che vi faccia capire quanto la bellezza possa imprigionarvi e poi

strapparvi la vita con un'estrema passione da volere quasi morire mille e mille volte ancora.

Allora? Direi di essere stato abbastanza chiaro,posso anche cominciare...

La mia storia non è diversa da quelle degli altri,sono solo io che sono unico e

inimitabile.

La mia nascita è risalente alla fine del '600,per la precisione 1680,a Oslo,capitale della Norvegia. Questi sono gli ultimi anni della guerra che si

stava già combattendo da anni per le terre di conquista. Mio padre era un generale,per tanto per lui era di fondamentale importanza la guerra

e tutte le sue battaglie. Per me? Inutile perdita di tempo e denaro.

Mentre mio padre pregava perchè prendessi il suo posto,io amavo "bighellonare"

tra un bordello e l'altro,avere donne e donne ai piedi e spendere le fortune di famiglia in vestiti,birra e tutto quello che un giovane di bell'aspetto

può permettersi.

Non amavo lo studio,la musica mi annoiava terribilmente e il servizio militare...Dio mio che spreco per una bellezza come la mia.

La lussuria,la gola

e tutto ciò che di peccaminoso vi era in terra era quello che amavo davvero. Non passo molto tempo per far decidere a mio padre di diseredarmi da tutto.

Per me non aveva molto importanza ciò,anzi non aveva per nulla. Odiavo mio padre per la sua ipocrisia,odiavo mia madre che riusciva solo a sottomettersi a lui

e poi raggirarlo con stupide scuse di thè con le amiche per poi infilarsi nel letto del primo giovinetto a tiro che le capitava. L'unica vera cosa

importante nella mia famiglia era la mia sorellina Lilith,una bambina bruna e dai lineamenti delicatissimi. Dell'effimera bellezza e incantevole dolcezza;

l'amavo terribilmente,a volte quasi mi spaventava tenerla fra le braccia.. avevo paura di farle del male,di non sapere controllare quel nostro legame...ma

ovviamente dovetti dire addio anche ad ella.

Vagai per un anno come un barbone,come feccia a buttarmi da una locanda all'altra fino a quando una sera Venere stessa non fece di me il suo schiavo. Ma ignoravo

quanto potesse assomigliare Venere a Medusa. Era avvolta di sola notte,pallida come la luna e bella come il cielo stellato. I suoi capelli oro brillavano nella

notte specchiandosi negli occhi violacei. Una bellezza mai vista,una dolcezza mai udita.. Ma com'è che si dice? L'abito non fa il monaco.

Il suo bacio mi fu fatale. Avevo 26 anni e per la prima volta scoprii quanto potesse essere dolce ma allo stesso tempo brutale la morte. Stette con me fino

alla mia totale trasformazione. Un'essere perfetto ne venne fuori. I miei modi sfrenati accrebbero come una forza in evoluzione dentro di me e così si

rafforzarono i miei poteri,per lo più telepatici. Mi abbandonò pochissimi giorni dopo la mia nascita. Uno spirito libero il suo,non amava legarsi ad un compagno

ed io ereditai questa dote,infatti non soffrii molto per il suo abbandono. Un mondo là fuori mi aspettava,pronto per essere sedotto,seviziato e distrutto.

Per la prima volta vidi tutto ai miei piedi. Il sangue era qualcosa a cui non potevo rinunciare e questo si venne a completare col sesso. Ero sfrenato,senza

ritegno nè morale o misericordia. Un'essere supremo pari a Dio, ma anche Dio può avere dei punti deboli ed il mio si chiama Opheliae. Una ragazza finlandese dalle

fattezze quasi identiche a quelle della mia adorata Lilith. Vagavo nelle foreste finlandesi,quasi sempre semi deserte. Mi godevo a tranquillità e la freschezza di

quel paesaggio innevato. Avevo notato in lontananza strani movimenti,ma non vi avevo badato in quanto il mio appetito era abbastanza scarso. Continuai a camminare indisturbato respirando la dolce brezza quando in questa vi si mischiò un’odore a me molto noto che risvegliò quella fame che fino a quel momento era quasi del tutto inesistente: sangue. Con passo felpato segui le piccole impronte lasciate sulla neve le quali vennero presto seguite da goccioline di sangue e dal forte odore della paura che quel mortale emanava.

Le bloccai il passaggio con la mia figura imponente. Era poco più che una ragazza; ancora acerba nelle forme e ancora ingenua e pura come quella neve. L’osservai avidamente,stranamente quell’odore non mi faceva gola,in me non vi erano desideri carnali..no,il suo volto lacerava il mio animo. Una sensazione tremenda e al tempo stesso piacevole.

Ma vedevo nei suoi occhi la bramosia,l’amore e la passione.. C’era un luccichio di malizia che mancava negli occhi di Lilith.. La guardai ancora attentamente mentre le parlavo e sentivo il suo amore accrescere  ad ogni secondo che trascorreva con me. Mi chiedeva di renderle quella bellezza fatale che io avevo,di darle quel corpo per l’eternità e di abbracciarla nel doloroso e sublime gioco della morte. M’istigò terribilmente. L’abbracciai quasi con impulso rabbioso e poi la bacia ma  miei denti affondarono ferocemente nella sua giovane carne. La sentii fremere mentre il suo corpo s’indeboliva. Fragile e piccola odorava di puro,di dolce.. Il piccolo volto di Lilith riaffiorò in me.vPer la prima volta ero davvero incapace di uccidere ma non intendevo nemmeno lasciarla vivere,sarebbe stato qualcosa di troppo umano. La resi come me. Schiava del sangue,del tempo,del peccato:un vampiro.

Ben presto mi accorsi dell’errore. Opheliae era disgustata per ogni anima che strappava via, il tutto spesso era insopportabile per lei ed io non ho mai potuto concepire questa sua debolezza. Per me quella era la vita perfetta,ma per lei no. Non sono mai stato un vero maestro o un padre,poco e nulla ha appreso da me,solo i fondamenti della sopravvivenza per poterla lasciarla andare ma più il tempo passava  e più ella era legata da un vincolo a me,vincolo al quale non ho mai potuto ricambiare. Non conosco amore,non ho voglia di conoscerlo…mi annoia semplicemente… La mia vita,la mia eternità sono perfette,come lo sono io.. Il sangue,la morte e la bellezza sono solo quei piccoli elementi che forgiano un Dio,un Dio bello come un angelo e maledetto come un diavolo.

 

Sospirato da AdamVane
Alle ore 00:03
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mercoledì, 25 giugno 2008

Deep Blue

Ricordo piuttosto poco della mia vita mortale. Nacqui nella fredda Finlandia, sul finire del 1761, in una notte silenziosa e senza stelle. Con me nacque mio fratello, il mio amato Marcus, compagno di giochi e custode di segreti. Suppongo fosse un periodo felice, quello. Prima che…prima di quella notte…

Passeggiavo nel bosco, come ero solita fare quando la malinconia e il mal di vivere afferravano la mia anima, poco lontano dalla mia dimora. La muta immensità di quegli alberi che svettavano altissimi stagliandosi contro lo scuro cielo stellato aveva la capacità di stillare una dolce tranquillità nel mio cuore. Fu lì che lo vidi. Si muoveva agilmente tra gli alberi, più simile a bestia selvaggia che a uomo. E maledetta fu la mia innata curiosità che, accompagnata dalla mia puerile irresponsabilità, mi spinse ad inoltrarmi tra gli alberi, anziché scappare il più lontano possibile e mettermi al sicuro. Ma ero giovane e avevo sempre ascoltato scetticamente i racconti degli anziani sulle leggendarie creature che popolavano le foreste quando il sole calava. Cercai di seguirlo con il mio passo incerto e la mia andatura impacciata sulla neve ma la sua velocità era incredibile. Mi inoltravo sempre più nel cuore della foresta, già non vedevo più stelle sopra la mia testa. Aggrappandomi ad un ramo mi scheggiai il palmo della mano: una minuscola goccia di sangue seguì le linee della mia mano per poi cadere lentamente e venire assorbita dalla neve. E lui…lui mi notò. Con lentezza innaturale si voltò a guardarmi per poi venirmi incontro. Emozione, paura, bramosia. Battiti del cuore accelerati. Respiro marcato. Labbra schiuse a lasciar passare un filo di fiato che svelto si mutava in nebbiolina soffice e inumidiva le mie guance.

<<Milady, avete bisogno d’aiuto?>> la sua voce suadente portò brividi sulla mia schiena, non di freddo, ma uno strano senso di piacere che permeava ogni singola parte del mio corpo. Desiderai sentirlo parlare ancora. Desiderai che sussurrasse al mio orecchio, per me e nessun altro volevo fossero le sue parole. Dovevo apparirgli piuttosto insignificante, così fragile, le forme del corpo appena abbozzate: non più bambina, non ancora donna. Abbassai gli occhi, incapace di sostenere ancora quello sguardo e lui avanzò di qualche passo prendendomi la mano. Ne accarezzò il dorso con fredde e lunghe dita, portandosela alle labbra. Nella mia testa rimbombarono echi lontani, frasi spezzate di vecchi canuti che redarguivano noi giovani dai pericoli notturni: pipistrello, nebbia, pericoloso, freddo, pallore cadaverico, zanne, succhiasangue….pericolo, pericolo, pericolo ….MORTE!

Ma non importava. Non ora, non con lui davanti a me. Un calore diffuso allietava le mie membra, nonostante la neve e il freddo vento notturno. Se quello era l’essere tanto temuto da quei pazzi, bene: io ero sempre stata sua. E ora ardeva in me la voglia di essere della sua stessa sostanza, volevo rubare l’essenza così perfetta che la sua pelle perlacea racchiudeva ed essere uguale a lui. Furono i miei occhi stessi a supplicarlo, inequivocabile richiesta di morte. Accondiscese sorridendo e la sua dentatura perfetta brillò nell’oscurità. In un attimo fu sopra di me, la sua bocca sul mio collo e le sue mani a premere il mio corpo contro il suo. Il viso era contratto in una smorfia di piacere e gli occhi avevano assunto delle sfumature rubino e ardevano come fuochi nell’oscurità. Credetti di morire per il dolore lancinante che provai in seguito. Ma non fu così. Si aprì una ferita sul polso e fece cadere qualche goccia di sangue sulle mie labbra. Istintivamente le leccai. Premette la ferita sulla mia bocca e ne bevvi avidamente. Il dolore si acuì sempre di più fino a raggiungere la soglia della mia sopportazione. Urlai e piansi fino a perdere conoscenza. Ma mi risvegliai. E lui era ancora al mio fianco. E per la prima volta mi sentì importante, desiderata, bella. Mi sentì qualcuno.

 

.I just died in your arms tonight.
.It must have been something you said.

.I just died in your arms tonight.
.It must've been some kind of kiss.
.I should’ve walked away.

 

 

 

Al mio risveglio i dolori erano quasi scomparsi. Ed io ero viva, contro ogni mia aspettativa.

Mi servì qualche attimo per capire dove mi aveva portato: una grotta scavata nel fianco est della montagna. Non ci ero mai stata prima. Troppe leggende adombravano quelle zone impervie perché fossero frequentate. Mi alzai a fatica, intorpidita e un po’ spossata. Lui fece altrettanto, con grazia deliziosa, dall’angolo in cui era seduto, e mi venne incontro allungando una mano.

L’istinto giocò a suo favore. Tutto il mio corpo, tutta la mia mente erano proiettati verso di lui.

Verso di lui e verso lo strano piacere che avevo assaggiato la notte prima. Disse di chiamarsi Adam e la sua voce, come era successo la notte prima, mi schiaffeggiò con una violenza dolcissima. Adam. Adam. Sapevo che sarebbe stato impossibile dimenticare quel nome, inciso a fuoco sulla mia pelle, bruciante sulla punta della lingua, impaziente di essere pronunciato e ascoltato. Melodia.

Sentivo che insieme al suo sangue era penetrato un amore ardente per quell’uomo, in me. Lo bramavo. E lo baciai.

Ricambiò facendo scorrere le sue mani su di me. Pregai affinché non si fermasse. Ma intuivo che non sarebbe andato oltre. E così fu. Nonostante l’avessi previsto, rimasi profondamente delusa.

Si ricompose in un attimo, come se quella superficie di calma calcolata non si fosse mai infranta, e iniziò a raccontarmi. Di noi, di quello che eravamo. Di lui e dei motivi che l’avevano condotto qui. Dei sentimenti che gli avevano fatto desiderare che fossi sua. Sua figlia.

 

Non sentii oltre, troppo impegnata ad assimilare il significato di quella parola in tutte le sue varianti. Tutte così discordanti da quello che era il mio piccolo sogno. Tutte così inadatte, stridenti, imperfette, incomplete. Potevo solo sentire il boato sordo dei miei sentimenti mai scoperti al sole che si infrangevano al suolo.

 

.So close to me that I can’t touch you.

 

Quando la notte si fece più intensa uscimmo. Mi sorpresi della mia agilità e della mia velocità. Certo non era nulla a paragone della sua, che sembrava danzare, protagonista principale di un infinito spettacolo dalle tinte di cristallo e inchiostro.

Non sapevo cosa mi aspettava, non ancora…

Non sapevo cosa volesse dire cacciare. Non sapevo quanto male mi avrebbe fatto uccidere.

L’avrei capito presto, questo era certo.

 

 

.I should've walked away.

Sospirato da OpheliaeVampire
Alle ore 21:13
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mercoledì, 25 giugno 2008

Dea della Bellezza.

bvhdsjaQ copiaNata nel 1400, già, io ho 608 anni ma la bellezza in me non è scomparsa. Abitavo in una cittade in Francia, Paris con la mia famiglia di alto rango; mi adobbavo con le migliore vesti, con le più pregiate stoffe che potevan esistere a quel tempo nel Mondo poichè io creatura viziata,  soprattutto esigevo la perfezione per la mia persona mi facevo mandare da tutte le parti conosciute a quell'epoca abiti da poter sfoggiare a balli e danze nelle migliori Ville, nei Saloni di esse, capelli biondi sempre ben raccolti apparivan oro agli occhi degli astanti e le mie iridi gemme preziose eran un incanto per chi si perdeva in esse. Annebbiata dalla mia stessa bellezza l'amavo, mi amavo come tutt'ora mi amo ma allora era diverso, i giorni passavano e quando compii ventuno anni a mio padre venne la bella idea di darmi in moglie ad un uomo ricco, bello ma mai ammaliante quanto la sottoscritta. Lucien il suo nome, alto, capelli neri e ben curati come il suo vestire ma egli non mi dava ciò che volevo, non poteva donarmi la pura bellezza per l'eternità. Vedere mia madre invecchiare, vederla appassire mi fece divenir pazza, non la facevo avvicinare al mio giaciglio poichè non muovevo più passo dal letto. Malata apparivo quando invece era solo tristezza, la mia bellezza si sarebbe spenta e lo capii maggiormente quando una notte decisi di uscire nell'enorme giardino che circondava la mia dimora. Una fontana attirò la mia attenzione e indi vi andai a specchiarmi in quell'acqua. in quel momento vidi il mio volto appassire, intorpidirsi, un urlo uscì dalle mie labbra mentre con la mano scossi quell'immagine immergendola in quello specchio di finta realtà. Piansi, lacrime non eran mai scese dai miei occhi sino a quel momento quando però le mie orecchie udirono dei passi dietro di me tra i rovi di alti cespugli. Seduta sul bordo della fontana ancora tenevo il busto girato verso quella direzione con occhi attenti quando uscì dalle tenebre una figura, un uomo affascinante ai miei occhi, dalla bellezza innaturale, mai visto in un'altra creatura al di fuori della mia persona tale incanto e naturalmente non glielo dissi, egli non poteva sapere, il mio orgoglio me lo impediva: io, la bellezza fatta persona, non potevo concedere ad altro tale diminutivo anche se sol per un lieve complimento. No, non me lo sarei mai concessa. Parlammo a lungo quella notte ed un bacio mi donò ma casto per poi allontanarsi, speravo d'incontralo nuovamente e questo avvenne, io m'immergevo in egli, nella sua voce, nelle di lui parole mentre mi donava dolci carezze sino a quella notte quando decise di farmi diventar sua pari, la sua donna, ma a una sola condizione, dover uccidere mio marito. Accettai. La notte successiva presi un cuscino e soffocai colui al quale io mi dovetti concedere per decisione di coloro che eran i miei genitori. E quella notte i miei capelli eran sciolti, ricadevano dietro le mie spalle morbidi, una veste argentea vestiva la mia figura abbellita da pizzi e merletti. E quel bacio sul collo, fu diverso dagli altri, fu tutto diverso poichè un morso mi venne inflitto, procurò dolore ma anche eccitazione nelle mie membra. Ogni notte, al suo fianco, cominciai a cacciare per poi nascondermi il giorno con egli, abbracciata al suo corpo dormivo. Continuammo così per anni ed anni, gli uomini divenivan sempre meno importanti per me, le cose cambiavan piano col trascorrere del tempo che incessante come in una clessidra senza fine faceva discendere la sabbia in essa, Valentine, il mio creatore divenne sempre più distante da me ma io non ne piangevo di questo, sempre più indipendente, sempre più forte e meno brama per il sangue avevo in me. Val, così lo chiamavo, un giorno sparì, la Francia divenne per me una noia mortale, oramai la conoscevo come le mie tasche e quindi cominciai un viaggio, le ere passavano incessate ed io in seicentootto anni non ho ancora trovato un discendente degno della mia persona poichè tutti gli uomini non sono paragonabili al mio aspetto, nessuno di loro è all'altezza di ciò che è divenuto il mio carattere, più freddo oramai, più ossessionato a ciò che è il mio aspetto, alla mia eterna bellezza. Mai credo che ormai troverò qualcuno che come con Val io feci breccia nel mio cuore, non penso che ormai questo possa accadere. Mi nutro sol per gioco di quegli esseri che gironzolano per i paesi, le città della Norvegia ove ora dimoro, bevo il loro sangue per puro svago ma a nessuno tolgo più la vita, non trovo divertimento in questo e mi annoio ora, solo noia trovo nel mondo poichè nessuno sopporta il mio carattere cercando di abbater le barriere che con fatica mi son creata. Beh, poco male, vuol dire che non avrò tra i piedi qualcuno al quale dover insegnare ciò che a me è stato insegnato, forse non ne avrei nemmeno la pazienza e lo ucciderei schiacciandolo sotto le mie mani. Ed ora viaggio senza meta alcuna, girovaga del tempo, potete domandarmi di ogni epoca anche se quella che ho più amato è stata proprio quella quand'io son nata, ora vi son troppe cose che non vanno, sembra quasi che avvenga presto la fine del mondo e due guerre, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale mi son dovuta persino subire, che esseri stupidi gli uomini, lo ripeterò sempre. Alcuni vampiri ho incontrato per le mie strade ma nessuno mi ha devvoro interessata. Che noia questo dannatissimo mondo. Mi annoia decisamente. E con questo direi di aver finito... beh, ma insomma... vuoi ridarmi quella maledetta sigaretta mon Dieu?!

Sospirato da ViedeRose
Alle ore 18:45
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In: rose, background


mercoledì, 25 giugno 2008

Animo d'Artista.

occhi AricLa maschera.
Luce di angelo che mi avvolge,mi protegge..che risiede sul mio volto,nei miei gesti...infimi,ingannevoli;che accompagna il mio sguardo,ovunque esso si posi.
Luce di tenebra,la bellezza che abbaglia,gentile,sobria..piena di vita,la mia vita.
Nato da un amore rotto in partenza,ho vissuto la mia infanzia a Kerava una cittandina vicina ad Helsinki "la grande capitale".
Sono l'antipodo della vita che mi circonda.Sono l'artista di strada senza speranze.
Odio il lusso sfrenato,l'ipocrisia che ammanta questo sistema di cose..
Tutto ciò che mi è stato dato,per una serie di motivi futili,lo trovo troppo scontato per essere messo anche solo in considerazione.
Benchè non mi sia mai mancato nulla,io stesso lo ammetto.I beni materiali mi sono stati snocciolati davanti ad ogni mio capriccio...
Solo l'arte,movimento dell'anima,era un degno capo di distr
azione per me,assieme alla sete insaziabile di conoscenza di cui sono fatto.
E' questo che mi ha trattenuto dal mandare al Diavolo tutto;se un Diavolo poi esiste.
Sono sicuro che se così fosse,scapparebbe.Questo mondo è troppo anche per lui..

Disilluso e pieno di fantasia,insofferente e sensibile,annoiato e divertito...io sono tutto questo.
..l'angelo e il demone...
Sotto quale luce vorrete guardarmi?

la mia famglia;come un carillion incrinato,rotto,incantato.. continua imperterrita nella sua messa in scena,come se nulla al di fuori del loro teatrino di piazza,avesse realmente importanza...e non ne ha mai avuta a dire il vero.
Ciò che conta,non è il gelo che al loro passaggio attanaglia le stanze ma è l'apparenza..."Per il bene di nostro figlio"
Certo.


L'ingenuità o falsità,modello unico da seguire in un paese che ne ha fin troppi di modelli a cui badare,ma che continua la sua ascesa vantandosi di un passato oramai talmente remoto che potrebbe essere scordato.

Lingua di veleno la mia,tagliente come mille o più lame.
Mente,dove riesiedono ancora le favole..quelle mai raccontate..
Non sto dalla parte della giustizia ne dalla parte del male..
Malinconia e depressione?L'inutilità desritta in due semplici parole.
Fino a qualche tempo fa senza uno scopo ben preciso,anche io ero un teatrante su questo palco..
Fingevo.Per la placcida gioia di tutti quei volti speranzosi che mi vorticavano attorno facendomi perdere completamente la cognizione di me stesso.
E guardavo il mondo con occhi di cristallo,catturandone ogni colore da ogni ombra,per riportarlo su carta...
Una parete adornata di paesaggi e volti,dei quali non conoscevo neanche il nome.
Quello era il copione che preferivo,non quello che ero costretto a recitare ogni giorno.
Fino a quando non ne ho potuto più.
Da allora io VIVO a testa alta,facendo tutto ciò che mi aggrada.
Giocando,rischiando...protendendomi verso il mio piacere.Accertandomi sempre di imprigionare ogni sfumatura che i miei occhi carpiscono..

"la mia vita non è più un armonioso dipinto su tela nei quali  tutti vedevano un brillante avvenire.IO stesso sono la tela,i miei pennelli e i miei colori."


E se qualcuno se lo chiedesse...io non ho mai amato.

Sospirato da BerthonAric
Alle ore 17:20
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In: background, aric


lunedì, 23 giugno 2008

Regole

 
-I racconti presenti in questo blog sono frutto di fantasia e in alcun modo riconducibili alla realtà. Si sconsiglia, quindi, la lettura e la partecipazione a coloro i quali non sono in grado di distinguere il reale dalla narrazione. È assolutamente vietato il plagio di altri scrittori nel rispetto della creatività, della fantasia e dell’impegno di ciascuno.

-Il gioco di ruolo tratta sostanzialmente di vampiri, ma sono accetti anche personaggi mortali o di altra natura sovrannaturale (lican, angeli, demoni) , purché non siano dei mostri con poteri ingestibili che rovinerebbero il gioco agli altri partecipanti, né delle creature improbabili quali mezzosangue o similia.

-L’ambientazione geografica è l’Europa del nord, in particolare Finlandia, Norvegia e Svezia e desideriamo che il gioco sia tenuto il più possibile qui, ma sono ammessi degli spostamenti che risultino coerenti con la storia.

-Questo è nato per essere un gioco, per evadere dalla quotidianità e liberare la propria fantasia, ma dietro i personaggi ci sono persone reali quindi è richiesta la decenza e il rispetto nei confronti di tutti. Ogni polemica e ogni azione di disturbo che violi l’armonia del gioco sarà sanzionata con l’esclusione del personaggio in questione.

-È vietato muovere i personaggi altrui senza aver prima chiesto il consenso al legittimo proprietario.

-Ogni persona può muovere un solo personaggio.Eventuali doppi PG devono essere dichiarati ai gestori del blog,con allegato una motivazione.

-L’impostazione narrativa è in prima persona singolare e il tempo è –salvo eccezioni- il passato remoto. Al fine di una lettura agevole chiediamo che sia tenuto un linguaggio consono e vengano rispettate le regole base della grammatica italiana, inclusa la punteggiatura.
 

-Per rendere più semplice la lettura, l’utilizzo delle categorie sarà limitato al nome dei personaggi che vengono mossi nel brano.

-Per partecipare è richiesta la registrazione su splinder e l’invio di un breve background del personaggio che volete interpretare ad uno dei gestori, insieme ad un volto di un personaggio famoso che lo rappresenta. Armand provvederà al più presto ad inserire la vostra immagine e descrizione nell’apposita sezione.

-La partecipazione è subordinata all’accettazione del background da parte dei proprietari del gioco. Per partecipare, per qualsiasi problema o delucidazione ulteriore contattateli via messaggio privato ai loro account personali: Yante e Armand

Buon divertimento!

PS: Si prega,a chiunque aderisca al gioco,di mostrare il banner sul proprio dominio in caso ne possedesse uno.

Sospirato da OpheliaeVampire
Alle ore 01:20
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In: regolamento



Questo gioco narrativo sui vampiri è aperto a chiunque voglia cimentarsi con la scrittura, a patto che si rispettino alcune semplici regole che garantiranno la serena convivenza e il divertimento di tutti i partecipanti. Se siete interessati potete trovare il regolamento al completo qui.

Per altre informazioni,o per partecipare rivolgetevi via PVT a :
Armand
Yante





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